Poesia e razionalità di Francesco Casorati

aprile 20, 2013 § Lascia un commento

 cesare pianciola

éDi bravi insegnanti ce ne sono stati molti. In Francesco Casorati c’era qualcosa di più: ha lavorato tutta la vita su un nucleo poetico che riguarda l’infanzia, la narrazione, la favola e il mito.

Mi devo giustificare per proporre in un sito dedicato ai problemi della scuola e dell’educazione un ricordo del pittore Francesco Casorati, mancato a Torino nella sua casa di via Mazzini 52 – che era stata la dimora dei genitori Felice Casorati e Daphne Maugham – il 18 febbraio 2013, all’età di 79 anni. Non basta il richiamo al suo insegnamento al Liceo artistico di Torino dal 1959 al 1975, e poi alla cattedra di decorazione dell’Accademia Albertina dal ’75 all’84. Di bravi insegnanti ce ne sono stati molti. In Francesco Casorati c’era qualcosa di più: ha lavorato tutta la vita su un nucleo poetico che riguarda l’infanzia, la narrazione, la favola e il mito.

Francesco deve aver avuto una infanzia appagata, figlio tardivo del già celebre Felice, adorato dalla madre e dalle sorelle nubili del padre. In casa aveva respirato non solo l’amore per la pittura ma l’esempio della risoluzione delle emozioni in equilibri compositivi, del racconto in pulizie formali, antitetiche ad ogni descrittivismo (il «rigetto di ogni suggestione letteraria, sentimentale o didattica, a tutto vantaggio dell’evidenza e della pulizia formale» di cui parlava il critico Luigi Carluccio). Italo Calvino, in occasione di una collettiva con Nino Aimone e Mauro Chessa. a Roma nel 1962, scriveva: «Francesco Casorati è razionale, prova ne sono state le sue giovanili composizioni fiabesche, cavalleresche e lunari, risolte con partiture cromatiche nette, segno geometrizzante e marcato, composta gaiezza di movimenti, irta verticalità di lance pauluccellesche e tonde lune d’una infanzia kleeiana. Nei quadri più recenti Casorati mantiene le sigle della sua passione razional-geometrico-incantata: tondini, alberature navali e argani, aquiloni, e questa luna, tanto più misteriosa quanto più ravvicinata o addirittura coinvolta nel mondo umano. Ma l’accento ora batte sul colore, come modulazione e spessore, e la struttura compositiva aggrega o sparpaglia gli elementi del mosaico secondo libere suggestioni natural-musicali».

Traggo le citazioni da una biografia critica molto ampia e intelligente, che purtroppo si ferma alle soglie degli anni Novanta, scritta da Andrea Balzola (si trova in rete: http://www.arte2000.net/artisti/casorati/ita/bio.htm ).

Dal 1970 protagonisti delle sue storie saranno soprattutto uccelli meccanici, spesso legati da fili rossi a pesci: cielo-mare (passava con Paola e le figlie l’estate a Cervo Ligure e, finché poté, andò in barca a vela; ma le geometriche colline di Pavarolo non scomparvero del tutto). Un altro grande scrittore, Giorgio Bassani, annotava giustamente: «Un’arte come quella di Francesco Casorati, ha a che fare evidentemente con noi, uomini di questo secolo industriale, non soltanto per quello che racconta, ma, soprattutto, per come lo racconta: nella adulta, ferma, tutta “laica” e razionale lingua che le è propria». Razionale e ironica; spesso dipingeva le sue figure dentro carte, teatrini, gabbie, come a dire: è un artificio, è un gioco… Anche quando intervenivano nella sua opera accenti drammatici c’era sempre una mediazione ironica e divertita che li teneva sotto controllo.

Lavorò come un bravo artigiano fino al giorno dell’infarto che se lo portò via, e lo vedemmo per l’ultima volta serenamente composto nella bara circondato dai suoi ultimi quadri, dove non c’era la stanchezza del vecchio ma la misteriosa giovinezza dell’animo che gli artisti ci comunicano e di cui siamo loro grati.

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